Il Sincretismo non è religione, è marketing

L’Enciclopedia Sapere afferma:

“Ogni sincretismo religioso è caratterizzato dalla presenza di un profeta, iniziatore della nuova religione, che quasi sempre si appoggia sulla mitologia tradizionale delle origini. Il profeta in genere inizia il culto in seguito a una visione in cui la divinità gli manifesta il suo destino. Il mito base del sincretismo religioso si riallaccia sempre ai miti delle origini della cultura locale per cui, oltre al profeta, entrano in gioco figure divine, che sono diverse secondo le culture esaminate.”

Nel corso della storia sono esistite diverse religioni sincretiche, come la Fede Bahá’í e, più recentemente, i Raeliani. Secondo queste religioni Dio ha mandato tutta una serie di profeti, tra cui Abramo, Gesù, Maometto, etc per poi finire con l’ultimo dei profeti, ad esempio Bahá’u’lláh per la Fede Bahá’í, Rael per i Raeliani, e così via.

In un certo senso, però, ogni religione rivelata si può definire sincretica. Non si può certo negare infatti che anche il Cristianesimo abbia preso a piene mani dall’Ebraismo, così come l’Islam da quest’ultime due. Anche Gesù e Maometto infatti dovevano essere “l’ultimo dei profeti”.

La verità è che inserire nel “pantheon” della religione che si intende fondare i profeti di altre religioni precedenti è un’ottima strategia di marketing per facilitare le conversioni

Ciò che appare buffo, infatti, è che tutte le religioni sincretiche affermano che i messaggeri inviati da Dio sono tutti personaggi importanti di religioni dominanti, mai di religioni sconosciute con 50 adepti o poco più. Eppure, anche quei profeti dovrebbero essere inclusi, no? Stranamente viene data più importanza solo ai profeti di maggior successo, anche se quel successo è derivato più dalla spada che dal messaggio in sé.