Jules Michelet

  “I primi doveri dello storico sono il sacrilegio e la derisione dei falsi dei. Sono i suoi strumenti indispensabili per stabilire la verità.”
Jules Michelet

Michelet è considerato da molti in Francia come il più grande storico “nazionale” del paese. Credeva nella federazione delle classi sociali e non nella loro scomparsa, nello Stato nazionale, nel miglioramento dei rapporti tra capitale e lavoro, nel deismo, nell’anticlericalismo e nell’infallibilità del popolo. (fonte)

Nel 1838 fu nominato professore di storia al Collège de France, incarico dal quale venne sollevato nel 1851, per ordine di Napoleone III, a causa delle sue convinzioni liberali. Lo stesso anno rifiuta di prestare giuramento di fedeltà all’ormai prossimo imperatore ed è costretto a lasciare anche il posto di archivista che gli era stato mantenuto. Da allora vive in relativa povertà, trasferendosi per un periodo vicino a Nantes e poi tornando a Parigi, da dove però cerca di andare via spesso, in viaggi che arrivano fino alla Svizzera e all’Italia.

La prima moglie, intanto, è morta di tubercolosi nel 1839, anche i due figli muoiono prima di lui (Adèle nel 1855 e Charles nel 1862). Nel 1848 ha sposato in seconde nozze Athénaïs Mialaret, che ha trenta anni meno di lui e che dopo la morte di Michelet (nel 1874) contribuisce alla sua fama con operazioni di dubbia filologia e qualche falsificazione di inediti.

Noti erano gli ideali di libertà di Jules Michelet, a tal proposito scrisse su Garibaldi:

«Avvi un Eroe in Europa. Uno solo. Non ne conosco due. Quest’uomo è Giuseppe Garibaldi…»

(Juls Michelet)