Martiri Deisti

Una delle critiche dei “nuovi atei” è un tentativo di sminuire il Deismo, descrivendolo come un semplice espediente per sfuggire a condanne da parte di quelli che in realtà erano Atei. Ma la realtà è ben diversa, perché definirsi Deista non portava a conseguenze diverse dal definirsi Atei.

Qualche esempio?

Thomas Woolston (1668 – 1733) fu un teologo che propose l’idea dell’importanza di un’interpretazione allegorica o spirituale della Scrittura. Nel 1720-1721 la pubblicazione di lettere e opuscoli in difesa delle sue idee, con aperte sfide al clero per confutarli, lo portò nei guai. Si disse che la sua mente fosse disordinata, e perse la sua fellowship. Dal 1721 visse per la maggior parte a Londra, con un assegno di trenta sterline l’anno da parte del fratello. La sua influenza nella controversia intorno al deismo iniziò con il suo libro The Moderator between an Infidel and an Apostate (1725, terza ed. 1729). Woolston ha negato assolutamente il valore di prova dei miracoli, ha messo in dubbio il fatto della risurrezione di Cristo e altri miracoli del Nuovo Testamento, e ha sostenuto che essi vadano interpretati allegoricamente, ovvero come tipi di cose spirituali. Due anni dopo iniziò una serie di Discorsi sullo stesso argomento, in cui applicò in dettaglio i principi del suo Moderator ai miracoli dei Vangeli . I Discorsi, di cui si disse furono vendute 30 000 copie, furono in numero di sei, il primo che apparve nel 1727, i successivi cinque 1728-1729, con due Difese nel 1729-1730. Per queste pubblicazioni fu processato davanti al Giudice Capo Raymond nel 1729. Ritenuto colpevole di blasfemia, Woolston fu condannato (28 novembre) a pagare una multa di venticinque sterline per ciascuno dei primi quattro Discorsi, con reclusione fino al pagamento, a un anno di prigione e a un’ulteriore ammenda che non poté pagare. Morì in carcere di lì a poco, il 27 gennaio 1733.